Un libro per l'estate 05.08.2020

Un libro per l'estate

VITTORIE IMPERFETTE – Federico Vergari – Collana Ad Maiora edita da Lab DFG
Team Sportsupporter

Federico Vergari, giornalista e scrittore che spazia dallo sport al fumetto, dalla cultura all’attualità, è l’autore del libro di racconti Vittorie Imperfette che riguardano la riscossa di atlete e atleti che, dietro ai grandi successi hanno una storia di vita che vale la pena conoscere. E che ce li fa ammirare ancora di più.

Venti brevi biografie, venti storie di donne e uomini che non si sono mai arresi davanti a nulla e che, anche quando sarebbe stato più facile mollare tutto, si sono rimboccati le maniche e sono ripartiti. La vita era in debito e loro le hanno presentato il conto. Da Marco Pantani ad Assunta Legnante, da Michael Jordan a Tazio Nuvolari, passando Novak Djokovic, Alex Zanardi e Federica Pellegrini. Tra infortuni, guerre, conflitti interiori, lotte per l’emancipazione femminile e incidenti, i protagonisti di questo libro hanno saputo trovare le motivazioni per riscrivere la propria esistenza sportiva e non solo. Di seguito l’intervista con l’autore.

Come è nata l’idea del libro?
«Sia a me sia all’editore piaceva l’idea di poter raccontare come dietro a momenti incredibilmente perfetti e felici (come una vittoria) possano nascondersi invece imperfezioni, cadute, errori e sconfitte. Sono un fermo sostenitore del valore educativo della sconfitta. Se conosci la sconfitta e se conosci il dolore e il sacrificio allora sei pronto per vincere. Magari non ce la farai, ma il processo educativo può considerarsi completo e allora sarai pronto per la vita».

Ovviamente non tutti gli sportivi a cui hai dedicato un capitolo sono stati contattati. Come hai “scovato” la storia che meglio rappresentava gli sportivi già scomparsi?
«Per quanto riguarda Nuvolari ho cercato di contestualizzare la sua storia nell’Italia dei suoi tempi. Mentre lui trionfava nei circuiti e nelle Mille Miglia iniziava un periodo buio per il nostro Paese. Mi affascinava quindi l’idea che mentre il Nuvolari originale era fermo ai box causa secondo conflitto mondiale, un suo alter ego combattesse i fascisti sull’appennino tosco-emiliano proprio dove Nuvolari aveva corso tante gare.
Per quanto riguarda Pantani ho usato uno stratagemma inventato tanti anni fa, quello delle interviste impossibili. Ricostruzioni letterarie plausibili per un dialogo con una persona che non poteva rispondere perché non più in vita o perché personaggio di fantasia».

Dove hai trovato l’ispirazione per ogni storia che hai raccontato?
«Per ogni storia ho studiato, letto e raccolto appunti. Per fortuna potendo lavorare su tempi più dilatati rispetto a un articolo ho potuto lasciar sedimentare ogni racconto finché da quel lavoro preliminare che avevo fatto non è uscita un’idea forte per ogni racconto».

C’è uno di questi personaggi che ti ha colpito di più nel ripercorrerne la storia?
«La storia di Assunta Legnante, senza dubbio. Era una storia che non conoscevo ed è potentissima. Dopo un’importante carriera nel getto del peso perde la vista e invece di accontentarsi di quello che aveva già avuto decide di rilanciare e vince tutto (mondiali e due Olimpiadi consecutive) a livello paralimpico».

Quale obiettivo ti sei posto durante la stesura di questo libro?
«Di scrivere delle storie che io per primo avrei trovato interessanti. Pasolini diceva che se qualcosa non è necessario per chi scrive allora non lo è neanche per chi legge. Mi domando se possiamo ottenere una formula inversa di questa frase… e sostenere che se un argomento appassiona chi scrive allora potrà interessare anche chi legge. Non c’è ovviamente una controprova, ma di sicuro per me è stato il metodo migliore per lavorare».

Il messaggio che hai voluto trasmettere è piuttosto chiaro. C’è qualcosa che vorresti sottolineare?
«Due cose e ti ringrazio per questa opportunità: la prima è che non si tratta di un libro sulla resilienza, ma al massimo è un libro sulla resistenza. E questo per me è fondamentale. Quello di resilienza è un concetto bellissimo ma ahimè troppo abusato ultimamente. La seconda è che il concetto di “imperfezione” che tratto nel libro è molto ampio. Penso ad Alessia Mesiano e ad Elisa Bartoli (rispettivamente ex campionessa mondiale di boxe e capitana della Roma femminile) loro non hanno conosciuto cadute o momenti bui, ma fanno parte di sistemi imperfetti che si sta man mano perfezionando. Penso alla Boxe che è diventata uno sport “legale” per le donne solo nel 2001 o al calcio femminile che prima o poi acquisterà la stessa dignità di quello maschile».

Hai già qualche idea per un nuovo libro sullo sport?
«Per adesso no. Spero che Vittorie imperfette faccia un buon viaggio e arrivi a quante più persone possibili. È un lavoro a cui tengo tanto e che credo possa avere una lunga vita. Poi vedremo!»

 

Una lettura proprio a misura di relax sotto l’ombrellone o al ritorno dopo un’escursione in montagna!

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