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17 lug 2019

Nuovo presidente della FIFA

Eletto nei giorni scorsi Gianni Infantino come presidente della FIFA: il diplomatico ha battuto lo sceicco

Esce vincitore dal 66° Congresso della Fifa, convocato in via straordinaria per eleggere il nuovo presidente, dopo le dimissioni di Sepp Blatter presentate l'estate scorsa.

Una rincorsa iniziata un mese fa nelle quote dei bookmaker e culminata oggi con l’elezione. Gianni Infantino è il nuovo presidente della Fifa, eletto con 115 voti dopo la seconda votazione. Un risultato a sorpresa ma non troppo per i quotisti internazionali, vista la rimonta che il segretario generale della Uefa ha compiuto da inizio anno. Grazie al sostegno dei grandi big del calcio (José Mourinho e Luis Figo erano presenti al lancio del sua manifesto elettorale) e soprattutto all’appoggio della Uefa, Infantino è avanzato sul tabellone Paddy Power dall’8,00 di gennaio al 2,80 di ventiquattro ore fa. In testa, riferisce Agipronews, era rimasto Salman Ben Ebrahim Al-Khalifa, presidente della Asian Football Confederation e vicepresidente del Comitato Esecutivo, offerto a 1,60.

Il dirigente svizzero di origine italiana, segretario generale della Uefa, ha raccolto al secondo turno 115 voti, più del necessario (ne bastavano 104) per ottenere la presidenza della Federazione internazionale. Battuta la concorrenza dello sceicco Salman Bin Ibrahim al Khalifa, che si è fermato a 88 voti. Appena 4 preferenze per il principe Alì di Giordania, zero per Jerome Champagne. Il quinto candidato, Tokyo Sexwale, si era ritirato prima che prendessero il via le votazioni.

L'origine della candidatura - Dal palco dell'Hallenstadion di Zurigo davanti ai 207 membri della Fifa che avrebbero votato di lì a poco (Kuwait e Indonesia erano sospese), Infantino aveva detto che sei mesi fa “non si sarebbe immaginato di essere lì”. Lui che da 7 anni è segretario generale della Uefa avrebbe sostenuto con tutte le forze il nome di Michel Platini. Ma la squalifica del boss del calcio europeo da parte del Comitato Etico della Fifa per quei 2 milioni versati sul suo conto proprio da Sepp Blatter hanno costretto Infantino a candidarsi per non disperdere il patrimonio di consenso messo insieme da Le Roi in questi anni.

La strategia per il consenso - Per vincere le elezioni però il sostegno della Uefa non sarebbe bastato, e nemmeno quello del Conmebol (l'associazione del calcio sudamericano), entrambi schierati con lui. Infantino aveva bisogno di strappare voti ad Al-Khalifa andando a pescare nel suo bacino, quello delle piccole nazioni asiatiche e africane. La sua strategia ha pagato: negli ultimi giorni di campagna elettorale ha insistito sull'allagamento del Mondiale a 40 squadre, proposta sostenuta in realtà anche da Al-Khalifa. E nell'ultimo speech davanti alle federazioni, dove è apparso il migliore anche sotto il profilo della comunicazione saltando da una lingua all'altra (5 in totale), ha messo l'accento sulla redistribuzione dei fondi guadagnati dalla Fifa verso i Paesi membri: Infantino ha promesso che un quarto dei ricavi della Fifa (che ha un fatturato di 5 miliardi di dollari a quadriennio), torneranno nelle casse delle federazioni per lo sviluppo del calcio locale. “Quei soldi non sono soldi del presidente della Fifa, sono soldi vostri” è stata la frase che gli è valsa uno scroscio di applausi. E forse anche la vittoria, in parte merito di Ali Bin Al-Hussein, terzo classificato, i cui 27 voti sono stati dirottati quasi tutti sul candidato europeo.

Gianni Infantino, il tecnico della Uefa - Ma da dove viene Gianni Infantino? Nato a Briga, in Svizzera, 45 anni fa, ha studiato legge a Friburgo ed è diventato avvocato, specializzandosi in diritto sportivo. È segretario generale del CIES (Centro Internazionale di Studi di sport), lavora per la Uefa da 16 anni, dove ha ricoperto vari ruoli fino a quello più importante del ramo amministrativo: il segretario generale. È però insieme una sorta di diplomatico, politico ed economista: ha gestito i rapporti della Uefa con le istituzioni europee, è stato una figura chiave nella realizzazione del fair play finanziario, nella lotta alla violenza negli stadi e al calcioscommesse, nella riforma di Champions ed Europa League. Da agosto 2015 è entrato nel Comitato per le riforme della Fifa approvate oggi dal Congresso. Tra i suoi punti forti c'è l'immagine di un uomo (al momento) senza macchia, capace di interagire da pari con personalità di tutti i livelli. Non un candidato indipendente, ma un candidato forte.

Il programma di Infantino - Il nuovo presidente della Fifa avrà il compito di ridare al governo del calcio mondiale un'immagine pulita, cominciando da una serie di misure per la trasparenza: meno potere nelle mani del presidente, divisione dei poteri economico e politico all'interno del Consiglio che sostituirà il vecchio Comitato Esecutivo, grande attenzione ai flussi di denaro. Infantino ha sostenuto l'introduzione di un limite di tre mandati per il presidente della Fifa e per i membri del Consiglio (ma molti pensano che 12 anni siano comunque troppi) e l'estensione fino a 40 squadre partecipanti ai Mondiali, che potrebbero essere disputati in maniera itinerante anche tra paesi molto piccoli. Proposta che ha ovviamente ingolosito le federazioni minori, il cui voto vale come quello delle sorelle più grandi.

Le riforme della Fifa - Nel corso della mattinata il Congresso della Fifa aveva approvato con l'89% dei sì (179 voti a favore, 22 contro) alcune importanti riforme, definite da molti “anticorruzione”, che modificano lo statuto dell'associazione verso una maggiore trasparenza. Il Comitato Esecutivo – l'organo di governo guidato dal presidente - diventa Consiglio, passando da 24 a 36 membri. Questo nuovo istituto avrà il compito di definire le politiche della Fifa, ma sarà affiancato da un Comitato Finanziario che si occuperà degli aspetti economici, separando di fatto i due poteri politico e commerciale che uniti (e usati male) hanno devastato l'immagine della Fifa. Il Presidente sarà meno influente, e potrà essere eletto al massimo 3 volte come i membri del Consiglio: non ci saranno più regni ventennali come quello di Blatter. I compensi di tutti i membri di vertice dell'associazione saranno resi pubblici. Crescerà la promozione del calcio femminile e si presterà maggior attenzione ai diritti umani.