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04 ott 2019

Non solo ghiaccio

Il pedale di Omar vince anche nel Centro Italia.

Di Felice firma la vittoria della prima edizione della Terminillo Ultra Marathon e aggiunge un altro strepitoso podio alla sua già pluripremiata carriera da ultracycist. Un percorso di 650 km che attraversa 4 regioni, Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche e si snoda su 12.000 km di dislivello

L'intervista a Omar Di Felice

La prima edizione della Terminillo Ultra Marathon sarà storicamente legata al tuo nome, una vittoria straordinaria, con un tempo di 22 ore e 22 minuti. Te l’aspettavi?

“Se da un lato me lo auguravo, dall’altro ero consapevole di non avere una grandissima condizione atletica. Mi ero preparato, come al solito, al meglio per questa sfida ma dopo 9 mesi trascorsi in giro per il mondo senza mai aver dedicato il giusto tempo al recupero, sentivo di non avere le energie necessarie per affrontare una sfida così lunga e difficile”.

I momenti più difficili?

“Salendo a Campo Imperatore, luogo dove era posto il primo check point, proprio alle pendici del Gran Sasso, avevo iniziato ad avere forti problemi digestivi. Sono stato costretto ad una sosta di un’ora, trovandomi sul punto di ritirarmi. Solo una buona dose di orgoglio mi ha salvato dal farlo, ripartendo e cercando di arrivare al secondo check point, raggiunto non senza difficoltà, e con l’impossibilità di mangiare qualunque cosa di tipo solido, dove ho iniziato a sentire che il mio corpo iniziava a reagire in maniera più positiva agli stimoli. Da lì in poi è iniziata la rimonta che mi ha consentito di vincere quasi inaspettatamente”.

Si può dire una vittoria in casa? Sono regioni che avevi già percorso in sella?

“L’organizzatore mi aveva chiesto di suggerire e disegnare un tracciato che toccasse proprio alcune delle mie zone di allenamento abituali. Vincere in casa, tuttavia, non è mai semplice, soprattutto per la componente emotiva che può giocare brutti scherzi a livello emozionale”.

Il percorso della Terminillo Ultra Marathon si sviluppa anche su strade asfaltate e aperte al traffico e su sentieri privi di frecce e cartelli. Le capacità di navigazione e orientamento diventano fondamentali in una gara di questo tipo. Quanto ti ha aiutato il tuo Suunto 9 in questa vittoria?

“Le funzioni più utili durante una gara così lunga sono sicuramente quelle legate alla frequenza cardiaca e al tempo trascorso in sella: avere sempre sotto gli occhi la scansione del percorso è fondamentale per poter reintegrare al meglio le energie spese e gestirle affinché si riesca ad arrivare al traguardo”.

Una manifestazione che a tre anni dal sisma intendeva portare un messaggio di speranza nelle zone terremotate. Cosa ha colto il tuo sguardo di questa devastazione e come hai sentito il supporto della gente?

“Il passaggio in zone così desolate e ferite è qualcosa di surreale. La curiosità della gente e la malinconia nei loro sguardi era un misto di emozioni che ci ha accompagnato durante il passaggio nei piccoli borghi devastati dal sisma, alcuni a tratti abbandonati. Qualcosa che deve far riflettere tutti noi e stimolare la discussione affinché il problema non venga dimenticato anche se sono consapevole che è dalle istituzioni che deve partire l’aiuto più grande”.

Dopo più di 2500 km tra i ghiacci durante la #LaplandExtremeUnsupported a gennaio e la Alaska Limitless a marzo 2019 hai ancora voglia di sfidare temperature estreme sotto lo zero?

“È stata una stagione lunga e al tempo stesso ricca di soddisfazioni che, però, mi sta chiedendo il conto a livello mentale e in parte anche fisico. L’inverno è alle porte e io ne sto attendendo il suo arrivo con trepidazione. Ma, prima, avrò bisogno di una vacanza che mi consenta di staccare un po’ la spina dalla quotidianità”.

Hai mai pensato di declinare tutta la tua energia anche ad altri sport? Qual è il tuo rapporto con altre discipline?

“Mi piace l’avventura e amo l’estremo in ogni sua forma anche se credo che, ognuno di noi, abbia la sua forma espressiva ideale. La mia è senz’altro la bicicletta anche se non nascondo un velato amore per la corsa che, in off season, utilizzo per variare un po’ l’attività. Sicuramente il prossimo anno mi vedrete anche su percorsi meno asfaltati”.

Le prossime sfide?

“Ho un grosso progetto artico, di cui non posso ancora svelare nulla ma che, sicuramente, occuperà tutto il mio inverno e, a seguire, sceglierò nel calendario delle gare di Ultracycling, quelle che stimoleranno maggiormente la mia fantasia”.

Cosa consiglieresti a chi aspira a diventare un ultracyclist?

“È un percorso lungo e complicato, dove gli ostacoli sono ad ogni svolta. È necessaria una forte passione e la capacità di guardare sempre oltre le difficoltà. Affidarsi a qualcuno, soprattutto inizialmente, in grado di guidare questo percorso è fondamentale anche per non incappare nelle conseguenze fisiche di sforzi così lunghi e protratti nel tempo”.

Dal profilo Facebook di fianco alla foto della vittoria questo commento:

“Ho vinto la Terminillo Ultra Marathon! Questa volta le braccia al cielo non sono riuscito ad alzarle. Non so se sia stata l’incredulità o l’essere arrivato quasi stremato. Ho chiuso la testa tra le braccia. Vincere cosi, in rimonta lo avevo già fatto in passato. Ma farlo dopo aver messo un piede sulla macchina dell’organizzazione che mi avrebbe dovuto riportare alla base ha, per me, dell’incredibile. Mentre mi preparavo al ritiro, un’ora dopo essere rimasto fermo in cima a Campo Imperatore, alla time station, anziché spogliarmi ho iniziato a vestirmi inconsapevolmente con i cambi che avevo a disposizione. Finché quella voce, che spesso mi ha portato a provare ad andare oltre i miei limiti apparenti, mi ha suggerito di risalire in sella. Un’ora di distacco, diventata 40 minuti alla time station successiva, poi 10 alla base di Forca di Presta e il sorpasso in cima. Sapete la cosa più bella qual è? Vedere quanto la testa e il cuore siano in grado, talvolta, di modificare i nostri limiti”.

#Suunto9 #TuM